A sinistra di sé stesso

La cordata L’Espresso/La Repubblica/Einaudi (in un tempo ormai perduto marchi che garantivano contenuti progressisti) pubblica e pubblicizza l’autobiografia di Scalfari: “Scalfari racconta Eugenio. Gli incontri, gli affetti, le passioni di una vita all’insegna scalfarieugeniodell’impegno e della ricerca intellettuale. Il racconto di un’avventura fuori dal comune”. Chissà com’è stato possibile che malgrado gli insegnamenti di un simile maestro l’Italia si trovi in mano a nullità come Renzi e Alfano. Forse perché le avventure “fuori dal comune” di Scalfari non implicavano grandi idee o rischi o sacrifici ma piuttosto snobismo, arroganza e narcisismo. In effetti la crisi della sinistra italiana ed europea la si trova condensata nello slogan scelto per lanciare il volume: “Scalfari racconta Eugenio”; uno sprofondare nell’autoreferenzialità, nel culto della personalità, nel mito liberista delle celebrity. È un percorso che si andava già delineando negli anni settanta, quando apparve il Roland Barthes par Roland Barthes. Mescolare e confondere la dimensione pubblica (impegno, ricerca intellettuale) e quella personale (affetti, passioni) è stata la strategia culturale con cui il capitalismo ha liquidato l’eredità dell’illuminismo e il sogno della solidarietà sociale aprendo le porte alla privatizzazione dello stato e alla dittatura dei media e dei consumi.

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