La maledetta domenica di Renzi

“Mi sento un po’ come Al Pacino in Ogni maledetta domenica”, ha spiegato Renzi. Ha ragione, ma non nel senso che crede lui. Perché del film di Oliver Stone, tipicamente, non ha capito anygivensunday400niente e l’unica cosa che vi ha colto (ammesso che l’abbia visto: dura due ore, secondo me ha guardato solo qualche clip su YouTube) è del tutto marginale, ossia il discorso con cui Tony D’Amato, l’allenatore della squadra di football dei Miami Sharks, cerca di caricare i suoi giocatori prima della partita decisiva.
Stone stava in realtà denunciando la vuotezza di quella retorica e in generale di quel mondo, i cui principi etici (in questo caso, sportivi) e legami di lealtà erano ormai sul punto (la pellicola è del 1999) di essere completamente soppiantati dalla nuova ideologia economica, il neoliberismo, e dal suo culto del denaro, del successo, delle celebrity. Renzi proprio non s’è accorto che questo era un “morality play”, come lo definì il recensore del New York Times. Un dramma allegorico in cui i giocatori venivano esplicitamente paragonati a gladiatori romani (con l’inserimento di spezzoni da Ben Hur e un cammeo di Charlton Heston) e dello sport come spettacolo di massa erano denunciati l’avidità, la volontà di potenza e i miti maschilisti di potenza fisica e sessuale.
Se ne fosse reso conto, Renzi avrebbe fatto meglio a non proporre quell’accostamento con Al Pacino. Innanzi tutto perché il personaggio da lui interpretato, il vecchio allenatore D’Amato, rappresentava il passato che i giovani rampanti (il quarterback Willie Beaman, astro nascente amato dai media, o l’ambiziosa proprietaria dei Miami Sharks, interpretata da Cameron Diaz) intendevano scalzare. Ma soprattutto perché alla fine, con mossa a sorpresa, D’Amato abbandonava la squadra per andare a guidare un’altra società, portando per di più con sé quello che fino ad allora era stato il suo antagonista, Beaman, la giovane promessa, lasciando presagire futuri successi ottenuti adattandosi al nuovo clima sportivo ed economico.
Quale migliore rappresentazione del trasformismo e opportunismo di Renzi, dimostrato dal ribaltamento dell’opposizione a Berlusconi in una salda alleanza se non amicizia? O della subdola scalata al Pd e il successivo tradimento operato nei confronti dei suoi militanti? O della vuotezza dei suoi discorsi, che al pari di quello di D’Amato prima della partita decisiva, hanno solo lo scopo di convincere, non di vincolare, e possono essere dimenticati o rinnegati subito dopo?
In questo senso Renzi è davvero l’Al Pacino di Ogni maledetta domenica: uno che vuole al tempo stesso essere ammirato per i valori tradizionali di cui si dice portatore e che però l’unica cosa a cui realmente ambisce è il successo e per ottenerlo non ha alcuno scrupolo a rinnegare quei valori. Un vero liberista. Ma dubito che il presidente del Consiglio in carica intendesse rivelare così candidamente la sua autentica personalità. Più probabile che il suo egocentrismo, ancora una volta, gli abbia impedito di dare a un’esperienza che non lo riguardava, come il film di Stone, un’attenzione non superficiale.
Addirittura più imbarazzante è che l’inopportunità del paragone non sia stata notata da nessuno dei tanti giornalisti che quotidianamente ci riferiscono e fanno l’esegesi di ogni parola di Renzi, come di un testo sacro. Spero si sia trattato di servilismo; la spiegazione alternativa è ancora più deprimente, e cioè che siano altrettanto superficiali del loro padrone.

[Questo articolo è apparso anche nella mia rubrica Left turn sulla VOCE di New York]

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One thought on “La maledetta domenica di Renzi

  1. Secondo me invece Renzi ha capito ed ha citato il film consapevolmente. Il fatto è che quelli che noi vediamo come valori e messaggi positivi, per lui, e per una cultura ormai diffusa, sono solo degli orpelli moralisti. Lui sta dalla parte di quelli che galleggiano sopra un mare di finto moralismo per poter perseguire i propri obiettivi.
    E questo atteggiamento opportunista ed egoista non è immorale, ma è invece un valore per lui.
    Fare cose importanti, avere successo, non importa come, è motivo di grande stima, più importante di tutti quelli che noi consideriamo valori.
    Questa mentalità, questa morale distorta, è più diffusa di quanto si pensi, ed è il motivo per cui la gente vota in massa Berlusconi e Renzi, anche quando si scopre chi realmente sono.

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